lunedì 10 giugno 2013

Un pomeriggio a casa di....Paolina!:)

Non ci avrei mai creduto se un giorno mi avessero detto che sarei stata a casa di Paolina Borghese. Si, avete capito proprio bene, si tratta proprio della sorella di Napoleone Bonaparte!;)
Certo l'invito non è partito da lei, ma questo è solo "un dettaglio", come direbbe qualcuno di mia conoscenza (Francesco, l'intonazione è quella della tua voce. :D:D).
 
Scherzi a parte, ho avuto il piacere, lo scorso venerdì 7 giugno, di poter visitare Villa Paolina o Villa Bonaparte, attuale ambasciata di Francia presso la Santa Sede.
Chi lo sapeva che dietro a quel modesto portone che si affaccia su Via XX settembre, si nascondesse un posto tanto elegante e appartato.


Antico portone d'ingresso di Villa Paolina
 
L'attuale entrata della Villa è presso il civico 23 di Via Piave e l'atmosfera che si respira all'interno dell'ambasciata è così diversa dalla frenetica vita che si presenta ad un tiro di schioppo.
Incastrata tra tre strade super trafficate (Corso d'Italia, Via XX settembre e Via Piave), questa villa si eclissa in modo impeccabile; grazie anche ad una folta vegetazione è possibile non scorgere affatto la città che ti circonda e addirittura pensare di essere in piena campagna. Sono rimasta perfettamente stupita che, nonostante la vicinanza di Porta Pia, non si avvertisse alcun rumore, se non il canto degli uccelli.

 
Villa Paolina . vista dal portone d'ingresso
 
L'edificio presenta quattro piani (di cui uno interrato) ed una pianta quadrangolare priva di decorazioni architettoniche esterne, e ricoperta di semplice laterizio. La facciata si contraddistingue per la presenza di un balcone con balaustra in ferro battuto che sovrasta un colonnato interno.
L'attuale casino andò a sostituire il precedente costruito nel Cinquecento dalla famiglia Cicciaporci.
Questo nuovo edificio fu costruito nel 1750 per volere del cardinale
Silvio Valenti Gonzaga, segretario di Stato di Papa Benedetto XIV. La scelta del luogo dove far sorgere la sua dimora è sicuramente dovuta al fatto che prestasse il suo ufficio presso il Palazzo del Quirinale, che non è molto distante.
Molte sono le curiosità introdotte nella Roma del Settecento con la costruzione di questa Villa. Primo fra tutti la trasformazione dei giardini in orti, o meglio in giardini di verzura; ma anche l'introduzione di alcune piante esotiche e, per la sala da pranzo, la presenza di una tavola meccanica (non conservatasi fino ai giorni nostri.
Ritratto di Paolina Borghese
La sorella di Napoleone, Paolina, Principessa Borghese, che aveva seguito il fratello quando fu deposto all'isola d'Elba, si riunì a parte della sua famiglia qui a Roma nel 1815, quando appunto comprò Villa Valenti. Questa impose, all'architettura settecentesca della Villa, lo stile impero con importanti lavori di ristrutturazione.
Alla morte di Paolina nel 1825, la Villa passa ai nipoti e ai loro discendenti fino al 1906 quando venne venduta al governo prussiano e divenne la sua ambasciata in Vaticano, che tra il 1920 e il 1944 si trasformò in ambasciata tedesca.
Il 20 settembre 1870, la villa subisce numerosi danni dovuti al crollo di parte delle mura aureliane che permise l'entrata dei bersaglieri nella città di Roma (la nota breccia di Porta Pia, episodio
che sancì l'annessione di Roma a Regno d'Italia, decretando la fine dello Stato Pontificio e del potere temporale dei Papi
). Attualmente un monumento (la colonna su cui svetta La Vittoria), nella parte esterna, indica il punto esatto in cui si aprì la breccia. Nella parte interna, invece, vi si trova addossata la serra.
Infine, nel 1945, gli Alleati confiscarono la villa e la Francia l'acquistò nel 1950.

 
 
L'attuale mobilio è stato riportato allo stile impero francese, ma non sono gli arredi originali. Dell'epoca rimangono però numerosi affreschi, in particolare la stanza con affreschi ispirati allo stile egizio per ricordare le campagne d'Egitto del fratello di Paolina e il soffitto della camera, oggi detta "del Presidente" in cui sono rappresentate Minerva e le Muse.
Una scala a chiocciola interna, di forma ellittica, mette in comunicazione i due piani nobili. Al secondo piano troviamo il grande salone che si suddivide in due parti, una posteriore più grande che presenta un soffitto a volta con finti cassettoni stile Pantheon, ed una anteriore con una vista mozzafiato sul giardino.
Adiacente al grande salone, la sala da pranzo dove tutt'ora l'ambasciatore consuma i suoi pasti (anche in maniera piuttosto solitaria, da quanto abbiamo potuto constatare).
 
Chiaramente avrei preferito essere ospite in questa dimora nel suo momento di massimo splendore, ma mi accontento di aver avuto la fortuna di scoprire la sua esistenza.

venerdì 31 maggio 2013

Maggio....il mese delle rose!;)

Lo scorso 18  maggio 2013 si è svolta, presso il roseto comunale di Roma, la 71a edizione internazionale nuove varietà di rose. Un appuntamento annuale che mi ha sempre incuriosito, ma che , causa problemi di allergia, ho sempre guardato da lontano, coltivando la speranza di poter un giorno avvicinare un luogo che, nel mese di maggio, raggiunge il suo massimo splendore.
L'occasione si è presentata lo scorso 19 maggio 2013, complice anche un tempo piuttosto incerto ed estremamente fresco, che mi ha dato l'opportunità di apprezzarlo pienamente (leggere: senza fastidiosi starnuti ed occhi lacrimanti).


 
 
Alle  pendici dell'Aventino, di fronte ai resti del Palatino, appena sopra il Circo Massimo, si estende la collina dedicata al roseto.
Ero preparata alla massiccia affluenza del pubblico, in effetti è difficile poter resistere a 1200 esemplari di piante, provenienti da tutto il mondo che, con i loro colori e i loro odori, danno vita ad uno spettacolo quasi fiabesco.
La zona di 10.000 metri quadrati è divisa in due dalla Via di Valle Murcia. Nella parte alta vengono coltivate le piante che permettono di tracciare l'evoluzione della rosa dall'antichità ad oggi, suddivise tra "rose botaniche", "rose antiche" e "rose moderne". Nella seconda sezione, quella più piccola, vengono invece ospitate le nuove varietà di rose, inviate da tutto il mondo e che partecipano, ogni anno, al premio suddetto.
Questa non è la prima sede del roseto comunale per la capitale; la primissima, aperta nel 1931, si trovava sul Colle Oppio, accanto al Colosseo. Venne però totalmente distrutta con i bombardamenti della II Guerra Mondiale, e per questo, nel 1950, venne riaperto il roseto nell'attuale posizione.
La medesima zona, nel III secolo a.C., ospitava il tempio della dea Flora, la cui festa (floralia) si svolgeva, in primavera, nel vicino Circo Massimo. Mentre, per diversi secoli, fu sede del cimitero ebraico, spostato nel 1934 all'interno del cimitero Verano. (In omaggio a quest'ultimo, ancora oggi i viali hanno la forma caratteristica della menorah, il candelabro a sette bracci, simbolo dell'Ebraismo).

Mentre i colori delle rose potete ammirarli attraverso le foto, quello che mi sarà più difficile riportare nel post saranno i profumi; innumerevoli fragranze, tutte diverse tra loro, che non avrei mai immaginato, neanche per un fiore tanto bello.
 
 
 
 

sabato 18 maggio 2013

Villa Gamberini.... beati i turchi!:)

Ieri mi è capitato di prendere parte ad una visita guidata straordinaria dell'attuale ambasciata turca in Roma, conosciuta come Villa Gamberini.
Villa Gamberini, google maps
Villa Gamberini, google maps
Villa Gamberini, google maps
Non è facile poter accedere in una ambasciata, certamente non per una visita turistica. Si è trattato quindi di una bella occasione per visitare un villino che all'interno nasconde delle stanze favolose.
 
Purtroppo, per ragioni di sicurezza, ci è stato proibito di fare foto esternamente ed internamente. Le foto che troverete in questo post sono, in parte catturate grazie a google maps (per gli esterni), mentre gli interni sono tratti dal seguente sito: http://digilander.libero.it/romabe/Sub_Pages/Tarihce_it.htm, per questo i diritti di copyright sono interamente dell'ambasciata turca.
Villa Gamberini è stata costruita tra il 1881 e il 1883 per volere dei conti Gamberini ( il Conte Giuseppe Gamberini e la consorte, la Contessa Angela Lodigiani Gamberini) che vi abitarono fino al 1887, ossia fino alla morte del conte. La contessa vedova, preferì vendere l'edificio, per la cifra di 950.000 lire (una cifra molto al di sopra della media del valore dei villini adiacenti, almeno per quell'epoca) all'impero Ottomano e tornare in Piemonte, regione d'origine della famiglia.
Quindi dal 1887 viene spostata l'ambasciata turca da Firenze a Roma, che nel frattempo era anche diventata capitale del regno d'Italia.
Ad oggi, è l'unica ambasciata a Roma che ha mantenuto la medesima sede per così tanto tempo, 126 anni.
L'edificio si trova in via Palestro 28; con una superficie di 528 mq è composto da tre piani (il piano nobile è quello al pianterreno, detto anche di rappresentanza; mentre al primo piano  ci sono gli appartamenti privati dell'ambasciatore. Un tempo il piano in alto e quello interrato erano riservati alla servitù). Esiste anche un edificio di servizio annesso alla proprietà.
L'entrata presenta una pensilina in stile liberty, una delle ultime pensiline in ferro battuto ancora conservate nella capitale.
pensilina stile liberty, copyright ambasciata turca
Dal punto di vista architettonico, la villa presenta una decorazione diversa per ogni sala. Per volere del conte, l'influenza stilistica maggiore per l'intera struttura è sicuramente quella francese con il neo-rococò.




Una delle sale più belle, almeno per me, è l'antico salone delle feste, attualmente utilizzato come sala di ricevimento. Un salone interamente coperto di stucchi dorati, dipinti e decorazioni che si ispirano al rococò francese. Si evince che si trattava del salone da ballo perché su una delle pareti campeggia un dipinto raffigurante una coppia di ballerini in abiti d'epoca settecenteschi, mentre in altri dipinti sono rappresentati putti che suonano.
Dettaglio del salone delle feste, putti che suonano
copyright ambasciata turca
Un tappeto ricopre l'intero pavimento e riprende gli stucchi del soffitto. Ai due lati, due splendide consolle intarsiate, sormontate da oggetti ancora più importanti, come un magnifico orologio. Per non parlare delle porte, decorate con motivi floreali su sfondo dorato. Il salone è stato ristrutturato da qualche anno, come anche i mobili che sono comunque tutti originali dell'epoca in cui fu costruita la villa.
Accanto al salone principale, due salottini uniti successivamente per mezzo di una medesima tappezzeria alle pareti, ma che presentano due soffitti differenti. Uno dei due, alla base del soffitto, riporta figure di bambini e putti. Con la curiosità di una raffigurazione di un bimbo tridimensionale che con espressione spaventata è accerchiato da piccioni. Notevole il realismo dell'espressione della piccola statua.
Altra perla del villino è la stanza da pranzo; una stanza immensa, ricoperta di boiserie in legno. La scelta del legno sulle pareti non è solo per preservare il calore, ma anche per una questione igienica, sicuramente più facili da pulire di una tappezzeria, soprattutto in un luogo in cui il cibo è presente costantemente. Altre particolarità, uno splendido tavolo e un pavimento con un gioco di geometrie con tre tipi di legno diversi.
Sala da pranzo, copyright ambasciata turca

 Completano le spettacolo pavimenti in mosaico, lampadari e mobili risalenti al periodo in cui è stata costruita, tanto che entrare in questa dimora ha il potere di catapultarti nella seconda metà del 1800, se non fosse per la presenza dell'energia elettrica.;)




mosaico dell'ingresso, copyright ambasciata turca

Un pomeriggio diverso e fortunato per aver potuto godere, anche solo per pochi minuti, di tanto splendore.

domenica 28 aprile 2013

2766esimo compleanno di Roma. Auguri!!

Chi l'avrebbe mai detto, 2766 anni e Roma sembra sempre più splendida. Questa capitale gli anni se li porta davvero bene!;) Chissà qual è il suo segreto?! :D:D
In occasione di questo Natale di Roma 2013, i festeggiamenti hanno portato l'immancabile corteo storico per le vie del centro storico. Domenica 21 aprile, non è stato difficile incontrare qualche antico romano a spasso per la città. Non solo battaglioni di soldati, senatori, legati e gladiatori, ma anche vestali, ancelle, nobildonne romane, barbari e persino Cleopatra, a rendere omaggio a questa grande città imperiale sorta il 21 aprile del 753 a.C. .


Il raduno, previsto per le 10:00 a Circo Massimo, ha visto riuniti 53 associazioni provenienti da 11 paesi europei, più di 2000 comparse in costume. Insomma, il più grande evento di rievocazione storica d'Europa.
Il corteo ha impiegato quasi due ore per poter effettuare il giro completo previsto per la manifestazione (Circo Massimo, Colosseo, via dei Fori Imperiali, piazza Venezia, via del Teatro Marcello, per tornare definitivamente al Circo Massimo). Due ore di full immersion in quello che si poteva ammirare in passato per le antiche vie della capitale.

Ma il corteo è stato solo una parte di una festa durata due giorni. Un avvenimento che ogni anno accoglie gruppi di appassionati sempre più numerosi e un pubblico sempre più curioso. Il programma è poi proseguito con la rappresentazione, a cura del Gruppo Storico Romano, del "Tracciato del solco" (rievocazione storico-leggendaria della fondazione di Roma, il famoso "pomerio" tracciato da Romolo sul Palatino, con cui definiva il primo nucleo urbano della futura Roma), la cerimonia della Palilia (antica festa pastorale in onore della dea Pales, nata ancora prima della fondazione di Roma e che si celebrava nello stesso giorno), per poi concludersi con la suggestiva rievocazione della battaglia tra legioni e barbari.
Complice un assaggio di primavera/estate insperato; in barba a tutti i metereologi che avevano, funesticamente, decretato pioggia incessante per questo fine settimana, la temperatura mite ha invece regalato qualcosa di indimenticabile a questo ennesimo compleanno della mia bella Roma!

Corteo Storico (le danze)

Corteo Storico
 
 

giovedì 25 aprile 2013

Il cimitero acattolico di Roma

Non soddisfatte, Sara, Morena, Marica (aggiuntasi alla comitiva) ed io, abbiamo approfittato della giornata dedicata alle visite per scoprire un altro piccolo gioiello romano, il cimitero acattolico.
Devo dire che l'idea è stata proposta da Sara, che ancora ringrazio perché altrimenti non avrei mai potuto scoprire un luogo così interessante e ricco di statue dalla bellezza impressionante.
Devo dire che il profumo dei glicini in fiore, una scenografia mozzafiato con una vista strepitosa sulla Piramide Cestia, nonché uno spazio silenzioso seppur in pieno centro, hanno reso l'atmosfera ancora più magica. Chi non vorrebbe "riposare" per sempre sotto quegli spendidi pini?!;)

Il cimitero acattolico, (conosciuto anche come "cimitero degli inglesi", ma anche come "cimitero degli artisti e dei poeti") si trova nel quartiere Testaccio, accanto a Porta San Paolo e alla Piramide Cestia.
Dal momento che le norme della Chiesa cattolica vietavano di seppellire in terra consacrata i non cattolici — tra cui i protestanti, gli ebrei e gli ortodossi — nonché i suicidi, questi, dopo morte, erano "espulsi" dalla comunità cristiana cittadina e inumati fuori dalle mura.

La prima sepoltura nota è quella di uno studente di Oxford, chiamato Langton, morto nel 1738 a 25 anni per un incidente avuto con la sua carrozza sulla via Flaminia. Quando, nel 1930, si tennero degli scavi presso la Piramide Cestia, furono ritrovati i resti di tre defunti e una lastra di piombo (attualmente ancora esposta sulla sua lapide) ricopriva uno di questi. Tale lastra portava l'iscrizione con il nome di George Langton e la sua data di morte, 1 agosto 1738.


Il cimitero fu aperto ufficialmente l'11 ottobre 1821. La decisione si era resa necessaria per il numero sempre crescente di visitatori stranieri, in gran parte studenti, scrittori e artisti, che nell'epoca del romanticismo e del neoclassicismo si recavano a Roma dall'Europa del Nord, con conseguente aumento dei non cattolici che morivano in città, come accadde al poeta inglese John Keats in quello stesso anno.
Il muro che circonda questa zona risale al  1870 circa. Anticamente erano vietate le croci o le iscrizioni, come in tutti i cimiteri acattolici, perlomeno fino al 1870.
Come indica il nome ufficiale, il Cimitero acattolico di Roma è destinato all'estremo riposo in generale dei non-cattolici stranieri, senza distinzione di nazionalità. Per lo spazio esiguo a disposizione e per mantenere intatto il carattere del luogo, solo eccezionalmente viene concessa la sepoltura a italiani illustri che, per la cultura alternativa espressa in vita per la qualità della loro opera, o per le circostanze della vita siano stati in qualche modo "stranieri" nel proprio paese. Tra loro, il politico Antonio Gramsci e lo scrittore Dario Bellezza.
Tra le numerose tombe di personaggi celebri è da ricordare quella del poeta inglese John Keats (1795-1821). Keats morì a Roma di tubercolosi. Il suo epitaffio, che non lo cita per nome, fu commissionato dai suoi amici Joseph Severn e Charles Brown:
« Questa tomba contiene i resti mortali di un GIOVANE POETA INGLESE che, sul letto di morte, nell’amarezza del suo cuore, di fronte al potere maligno dei suoi nemici, volle che fossero incise queste parole sulla sua lapide: “Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua” »
Tomba di John Keats
Curiosità: L'amico di Keats, Joseph Severn, nelle sue lettere indica con esattezza la data e l'ora della morte di Keats. Il poeta sarebbe morto intorno alle undici della sera del 23 febbraio 1821. L'iscrizione sulla sua tomba, tuttavia, riporta la data del 24 febbraio 1821; non si tratta, però, di un errore dell'incisore. A Roma, in quel periodo, il nuovo giorno iniziava nel momento in cui, la sera, le campane suonavano l'Ave Maria, e in tutte le chiese veniva cantato o recitato l'Angelus. Questo avveniva all'incirca mezz'ora dopo il tramonto, quindi anche l'inizio del canto poteva variare a seconda del periodo dell'anno. Severn si attenne al metodo inglese di calcolare l'inizio del giorno, mentre per le autorità romane il giorno del 24 febbraio era già iniziato quando Keats morì, e perciò la data del 24 venne registrata nei documenti ufficiali.
Shelley (1792-1822) fu un poeta inglese che annegò nell'affondamento del suo vascello al largo della costa tirrenica fra Portovenere e la Toscana e fu cremato sulla spiaggia vicino a Viareggio. Le sue ceneri furono sepolte nel cimitero protestante; il suo cuore, che il suo amico Edward John Trelawny aveva strappato dalle fiamme, fu conservato dalla sua vedova, Mary Shelley, fino alla sua morte e fu sepolto con lei a Bournemouth. L'epigrafe, in riferimento alla sua morte in mare, riprende tre versi del canto di Ariel dalla "Tempesta" di Shakespeare. (Niente di lui si dissolve ma subisce una metamorfosi marina per divenire qualcosa di ricco e strano).
tomba di Shelley
Un'altra sepoltura degna di nota è quella dello scultore statunitense William Wetmore Story (1819-1895). Sopra la tomba che lo accoglie insieme alla moglie, è installata una celebre scultura in marmo e pietra realizzata dallo stesso Story per la morte della moglie. La statua, chiamata "L'Angelo del Dolore", raffigura un angelo disteso sul sepolcro, gemente; l'artista morì poco dopo averla ultimata.
L'Angelo del Dolore
 
 

mercoledì 24 aprile 2013

"Volti e momorie di Roma", una passeggiata per il Verano

Il 20 aprile 2013 si sono riaperte le visite guidate gratuite al cimitero del Verano. Otto differenti itinerari per scoprire questo grande museo a cielo aperto, conoscere l'architettura delle varie epoche e ricordare, attraverso le loro tombe, personaggi che hanno fatto un'epoca.
Un cimitero monumentale di 70 ettari che non ha nulla da invidiare ad altri cimiteri più famosi in Europa, primo tra tutti il Pere Lachaise di Parigi.

Angelo Triste (cimitero Verano)

Erano anni che avevo sognato di fare un giro del genere, finalmente ho avuto l'occasione di poter prendere parte a questa giornata inaugurale insieme a due mie amiche, Sara e Morena.
Tutti i percorsi hanno una durata di due ore, quello da noi scelto, "Volti e memorie di Roma", ci ha portato a visitare una decina di tombe (sospetto che il giro fosse un pizzico più lungo, ma per l'occasione avevamo al seguito una troupe di giornalisti che stavano registrando un servizio per il tg3 - trovate sotto il video - e per questo abbiamo dovuto fare delle deviazioni e, quindi, ridurre il percorso).
Questo itinerario raccoglie tombe di personaggi che hanno disegnato la storia di Roma con la loro azione politica, con la loro vena poetica o artistica. Insomma, tombe di uomini che hanno lasciato una loro impronta e che, come ha suggerito Morena, hanno fatto del "bene" a questa nostra città.
Ecco alcuni dei nomi incontrati in questo giro:
Ettore Ferrari (famosa è la sua statua del Giordano Bruno che è ospitata nella piazza di Campo de' Fiori), Ernesto Nathan (primo sindaco di Roma estraneo alla classe di proprietari terrieri, nobili e non, eletto nel 1907 e rimasto in carica fino al 1913. A lui si deve il primo piano regolatore della città e la municipalizzazione del servizio tranviario e dell'energia elettrica. Inaugurò opere pubbliche nel 1911 come il Vittoriano, il Palazzo di giustizia, la passeggiata archeologica e lo stadio Flaminio. Grazie a lui sono stati aperti 150 asili comunali per l'infanzia dotati di refettorio), Giuseppe Gioacchino Belli (poeta italiano famoso per i suoi 2200 sonetti romaneschi), Roberto Rossellini (regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano. Impossibile non ricordare il suo film, forse più bello, "Roma città aperta".  Una curiosità, non molto distante dalla tomba è possibile trovare ancora la colonnina del telegrafo fatta installare appositamente per lui durante le riprese di "Germania anno zero". In quel periodo, il regista spesso disertava il set per andare a trovare il figlio, Romano, morto da poco. Il telegrafo, quindi, è stato uno strumento necessario per concludere il film), Filippo Severati ( non è la sua tomba ad interessarci questa volta, ma l'uso della sua tecnica di smalto su pietra lavica, utilizzata per la tomba Fumaroli; una tecnica particolare risalente alla prima metà dell'Ottocento che Severati non fu il primo ad applicare, ma sicuramente colui che la utilizzò in maniera più estesa. Si tratta appunto di una tecnica che ha consentito di conservare praticamente intatti, fino ai giorni nostri, alcuni ritratti a colori che hanno resisto in esterno ai numerosi agenti atmosferici), Gaetano Koch (architetto italiano attivo alla fine dell'800, a lui si devono a Roma il palazzo della Banca d'Italia e i due palazzi a portici di piazza Esedra, l'attuale piazza della Repubblica. A lui si deve anche la realizzazione del progetto del Vittoriano, dopo la morte di Sacconi), Giuseppe Sacconi (architetto italiano e famoso per aver progettato il Vittoriano a Roma), Trilussa (poeta italiano e noto per le sue composizioni in dialetto romanesco) ed Ettore Petrolini (attore, drammaturgo, scrittore e sceneggiatore italiano, specializzato nel genere comico).
Inutile dirlo, sono rimasta incantata in particolar modo dall'architettura di alcune tombe, per non parlare di numerose statue che sono dei veri e propri gioielli artistici. Un luogo in cui tornare per poter apprezzare tutto quello che ha da offrire.
 

Tg3 lazio del 20 aprile 2013

lunedì 15 aprile 2013

La fontana magica di Monjuic

Con gran piacere ospito in questo piccolo blog la mia primissima ospite in assoluto, la mia "inviata" da Barcellona, Gina Gil. Questo post è dedicato ad un luogo, secondo lei, magico della città in cui vive.
Grazie Gina per aver condiviso con noi queste tue parole e spero di ospitarti di nuovo  molto presto!;)
 
La ciudad de Barcelona es una ciudad completamente mágica. Cada uno de sus rincones es especial y te impregnan de un sentimiento único. Para mí, hay un lugar muy especial en esta ciudad, la fuente mágica de Monjuic.La città di Barcellona è una città completamente magica. Ogni suo angolo è speciale e ti pervade di un sentimento unico. Per me, esiste un posto molto speciale in questa città, la fontana magica di Monjuic.

 
Es fruto de la inspiración del ingeniero Carles Buigas que ideó un nuevo tipo de fuente manantial donde el elemento artístico son las formas cambiantes del agua. El proyecto se completó con cascadas y fuentes que llenan la avenida de María Cristina de la ciudad de Barcelona.
E' frutto dell'ispirazione dell'ingegnere Carles Buigas che ha messo a punto un nuovo tipo di sorgente di alimentazione dove l'elemento artistico è il cambiamento delle forme dell'acqua. Il progetto è stato completato con cascate e fontane che riempiono il viale Maria Cristina.

 
El elemento fundamental del proyecto fue la fuente monumental, situada sobre una plataforma que se levanta a medio camino del Palacio Nacional y la fuente de la plaza de España.
L'elemento chiave del progetto sono state la fontana monumentale, situata su una piattaforma a metà del Palazzo Nazionale, e la fontana in plaza de España.

 
Es un lugar muy especial de noches, donde encienden todas las luces de la fuente y es un maravilloso espectáculo.
E' un luogo molto speciale di notte, dove si accendono tutte le luci della fontana ed è uno spettacolo meraviglioso.